Il nuovo hardware deve essere integrato o connesso nel modo prescritto dal costruttore. Accendete dispositivi esterni come stampante o modem e lanciate il relativo modulo di . La maggior parte dell'hardware in commercio viene riconosciuta automaticamente da , che ne mostra le specificazioni tecniche. Se il riconoscimento automatico non funziona, vi offre una lista di modelli o marche, dalla quale potrete selezionare il vostro dispositivo. Consultate anche la documentazione dell'hardware, se i dati riportati sull'apparecchio stesso non bastano.
![]() | Designazioni di modello |
|---|---|
Fate attenzione: se il vostro modello non figura nella lista, sceglietene uno con una denominazione simile. A volte, però, bisogna essere precisi, dal momento che denominazioni simili sono una garanzia di compatibilità. | |
Durante l'installazione, tutti i lettori di CD-Rom vengono integrati nel sistema. Questo significa che vengono inclusi nel file /etc/fstab e che il programma crea le sottodirectory /media. Con questo modulo di , potete integrare lettore integrati successivamente.
Aprite il modulo e vedrete una lista dei lettori riconosciuti. Cliccate sulla casella del vostro nuovo lettore e terminate il modulo con . Il nuovo lettore verràora integrato nel sistema ed è subito a vostra disposizione.
In Linux le stampanti vengono indirizzate attraverso cosiddette code di stampa (ingl. queue). I dati da stampare vengono memorizzati temporaneamente nella coda di stampa e quindi inviati attraverso lo spooler di stampa alla stampante.
Spesso questi dati non possono essere inviati direttamente alla stampante. Una grafica ad esempio deve essere prima convertita in un formato compreso dalla stampante. Questo processo di conversione nel linguaggio della stampante viene realizzato dal filtro di stampa.
I linguaggi di stampa possono essere suddivisi grosso modo in tra gruppi:
Ogni stampante comune è in grado di stampare almeno testi in ASCII ma vi sono anche delle stampanti non in grado di farlo, le quali comunque possono essere indirizzate tramite uno dei seguenti linguaggi di stampa standard.
PostScript è il linguaggio di stampa standard per il processo di stampa sotto Unix/Linux. Stampanti PostScript sono in grado di elaborarlo direttamente.
Se non è connessa una stampante PostScript, il filtro di stampa ricorre al programma Ghostscript per la conversione dei dati in uno dei linguaggi standard. In questo caso si ripiega su un driver che sia il più adatto possibile al modello della stampante in questione per garantire il rispetto delle particolarità del modello (ad esempio, impostazioni cromatiche).
L'utente o un'applicazione crea un nuovo incarico di stampa.
I dati da stampare vengono memorizzati temporaneamente in una coda di stampa da dove uno spooler di stampa li inoltrerà ad un filtro di stampa.
Il filtro di stampa fa quanto segue:
determina il tipo dei dati da stampare.
se i dati non sono di natura PostScript vengono innazitutto convertiti nel linguaggio standard PostScript.
eventualmente i dati PostScript vengono convertiti in un altro linguaggio di stampa.
se è connessa una stampante PostScript i dati PostScript vengono inviati direttamente alla stampante.
Se non è connessa una stampante PostScript si ricorre al programma Ghostscript con un driver Ghostscript adatto al rispettivo linguaggio di stampa del modello in questione per la creazione dei dati specifici da inviare alla stampante.
Una volta inviato l'incarico di stampa per intero alla stampante, lo spooler di stampa lo elimina dalla coda di stampa.
Dato che i driver delle stampanti per Linux di solito non vengono sviluppati dal produttore della stampante, si rende necessario che la stampante risulti essere indirizzabile tramite un linguaggio di stampa comunemente noto. Le stampanti per cosi dire normali comprendono almeno uno dei comuni linguaggi di stampa. Se però una casa produttrice percorre una propria via e costruisce una stampante che può essere indirizzata soltanto per via di particolari sequenze di controllo, ci troviamo di fronte ad una cosiddetta stampante GDI (tra cui spiccano ad esempio numerose stampante a getto di inchiostro piuttosto economiche), che di per sé funzionano solo con la versione di un sistema operativo per il quale la casa produttrice ha accluso un driver. Dato che questo tipo di stampanti non si attiene alle norme comunemente note, non è una impresa facile renderle indirizzabili anche sotto Linux.
Nonostante tutto vi sono alcune stampanti del genere che vengono supportate da . Spesso però sorgono delle difficoltà ed eventualmente non è da escludere che nel caso di singoli modelli possano verificarsi delle vistose restrizioni, ad esempio possibilità di stampare solo in bianco e nero a bassa risoluzione. Per utilizzare questi dispositivi cfr. anche le sezioni Stampanti proprietarie, spesso stampanti GDI e Section 12.6.1, “Stampanti sprovviste di un linguaggio standard”.
Per configurare la stampante selezionate nel centro di controllo sotto la voce . Comparirà la finestra principale per la configurazione della stampante. In alto avete le stampanti rilevate, in basso le code di stampa configurate. Se una stampante non viene rilevata automaticamente, potete configurarla manualmente.
vi permette di configurare in modo automatico una stampante, se la porta parallela o la porta USB è stata impostata correttamente e la stampante ad essa connessa è stata rilevata automaticamente. Nella banca dati delle stampanti vi è l'ID del modello della stampante, che ha rilevato durante il rilevamento hardware automatico. Questo ID hardware a volte nel caso di alcune stampanti distingue dalla denominazione del modello. In questi casi eventualmente il modello può essere selezionato solo manualmente.
Per ogni tipo di configurazione si dovrebbe eseguire un test di stampa per verificarne il corretto funzionamento. Il risultato del test fornisce ulteriori informazioni importanti relative alla configurazione.
Se uno dei presupposti per la configurazione automatica non è dato o si desidera eseguire una configurazione particolare, personalizzata allora la configurazione deve essere realizzata manualmente. A seconda del grado abbia rilevato automaticamente l'hardware e delle informazioni disponibili nella banca dati delle stampanti relative al modello in questione, è in grado di rilevare automaticamente i dati richiesti oppure proporre una preselezione sensata.
Ecco i valori che vanno impostati:
Il modo di configurare la connessione hardware dipende dal fatto se ha potuto rilevare la stampante durante il processo di rilevamento hardware. In caso affermativo, si può partire dal presupposto che la connessione della stampante a livello hardware funziona e non vi è alcuna necessità di intervenire. In caso negativo, cioé non rileva il modello della stampante, la connessione della stampante a livello hardware va configurato manualmente.
Considerato il fatto che il nome della coda di stampa va indicato ogni volta che si vuole stampare qualcosa, si consiglia di scegliere una nome breve composto da minuscole ed eventualmente da cifre.
Le impostazioni specifiche di una stampante (ad es. driver Ghostscript e relativi parametri specifici del driver per il filtro di stampa) si trovano in un file PPD (ingl. PostScript Printer Description); in tema di file PPD cfr. la sezione Section 12.3, “Installazione del software”.
Per molte stampanti vi sono diversi file PPD a vostra disposizione (ad es. se funzionano diversi driver Ghostscript). Selezionando il produttore e il modello si selezionano in un primo tempo solo i file PPD appropriati. Se sono disponibili diversi file PPD, seleziona tra questi un file PPD (di solito quello caratterizzato dalla voce recommended). All'occorrenza potete selezionare un altro file PPD premendo .
Visto che nel caso di stampanti non PostScript il filtro di stampa genera i dati destinati alla stampante tramite un driver Ghostscript, la fase di configurazione del driver Ghostscript è decisiva per determinare il tipo di stampa. Il driver Ghostscript scelto (tramite file PPD) e le rispettive impostazioni riguardanti il driver determineranno il risultato del processo di stampa. All'occorrenza sussiste la possibilità di selezionare nel file PPD impostazioni driver diverse da applicare per il filtro di stampa servendosi del bottone .
Si consiglia caldamente di eseguire un test di stampa con . Se il test produce dei risultati inattesi (ad es. tanti fogli quasi bianchi), potete fermare il processo di stampa togliendo tutti i fogli e interrompere quindi il test.
Se il modello della stampante non è incluso nella banca dati delle stampanti potete scegliere tra un serie di file PPD generici per i linguaggi di stampa standard. Selezionate a riguardo UNKNOWN MANUFACTURER quale “Produttore”.
Normalmente non è necessario e non si dovrebbero eseguire ulteriori impostazioni.
Gli applicativi ricorrono alle code di stampa configurate, analogamente al processo di stampa dalla linea di comando. Quindi di solito non bisogna configurare nuovamente la stampante partendo dall'applicativo ma basta utilizzare le code di stampa esistenti.
Dalla riga di comando si stampa eseguendo lp -d coda_di_stampa nome_file laddove coda_di_stampa e nome_file chiaramente debbono assumere i valori effettivi del caso.
Alcuni applicativi utilizzano il comando lp per stampare. Immettete nella finestra di stampa dell'applicativo il comando di stampa appropriato (senza nome_file). Ad esempio: lp -d coda_di_stampa. La finestra di stampa dei programmi KDE va comunque impostato su , poiché altrimenti non sarà possibile eseguire alcun comando di stampa.
Le finestre di stampa dei programmi come xpp o il programma KDE kprinter consentono all'utente non solo di selezionare la coda di stampa ma anche di impostare tramite dei menu a scelta grafici le opzioni standard CUPS e opzioni specifici della stampante messi a disposizione dal file PPD. Per avere una finestra di stampa kprinter uniforme nei diversi applicativi immettete nella maschera di stampa degli applicativi kprinter o kprinter --stdin quale comando di stampa. Il comando di stampa va scelto in base all'applicativo. In tal modo dopo alla maschera di stampa dell'applicativo compare la finestra di stampa di kprinter nella quale potete impostare la coda di stampa e le altre opzioni. Se seguite questo metodo dovete assicurare che le impostazioni nella maschera di stampa dell'applicativo non contraddicono quelle di kprinter. Si consiglia di effettuare le impostazioni solo in kprinter.
Se il flusso di comunicazione tra la stampante ed il sistema risulta essere disturbato, la stampante non saprà cosa fare con i dati inviatele e può verificarsi il caso che inizi a stampare innumerevoli fogli con caratteri “disconessi”; per questa eventualità rimandiamo alla sezione Section 12.6.8, “Incarichi di stampa recanti errori o transfer di dati disturbato”.
Per maggiori dettagli riguardanti il processo di stampa sotto Linux sono reperibili nel capitolo Chapter 12, Processo di stampa. Se dovessero sorgere delle difficoltà con la stampante, consultate gli articoli contenuti nella nostra banca dati dedicati a questa tematica, ad es. Printer Configuration e Printer Configuration from 9.1 on che potete trovare eseguendo una ricerca basata sulla parola chiave “configuration”.
Di solito configura l'hard disk controller del vostro sistema durante l'installazione. Per installarne degli altri potete ricorrere nuovamente a questo modulo di . Il modulo serve anche a modificare la configurazione del controller, cosa normalmente non necessaria.
Questo dialogo contiene una lista degli hard disk controller rilevati e permette di attribuirvi un modulo del kernel adeguato con parametri specifici. Cliccate ora su per verificare se i parametri impostati funzionino, prima di memorizzarli permanentemente nel sistema.
![]() | Configurazione del controller del disco rigido |
|---|---|
Si tratta di un modulo da esperti: fatene uso accorto ed informato. Delle impostazioni errate in questo modulo, potrebbero rendere il sistema non più avviabile. Vi consigliamo sempre e comunque di eseguire un test. | |
La superficie grafica o X server permette la comunicazione tra hardware e software. I desktop come KDE e GNOME possono pertanto visualizzare informazioni sullo schermo, in modo tale che l'utente possa accedervi. I desktop e tutte le applicazioni simili vengono spesso definite window manager. Su Linux ve ne sono molti e possono differenziarsi a volte anche notevolmente nell'aspetto e nelle funzioni.
La superficie grafica viene configurata durante l'installazione. Per modificarne i parametri o per allacciare un altro schermo a sistema caldo, servitevi di . Prima di applicare la modifica, la configurazione viene salvata. Poi, il programma vi porta nel dialogo che avete già incontrato durante l'installazione di . Avete ora la scelta tra e la superficie grafica. Per quest'ultima, vi vengono mostrati i valori in uso: la risoluzione dello schermo, la profondità cromatica, la frequenza di ripetizione delle immagini, il produttore ed il tipo del monitor, se il programma ha potuto riconoscerlo automaticamente. Se state appena installando il sistema o una nuova scheda grafica, apparirà un'altra piccola finestra, nella quale vi si chiede se desideriate attivare l'accelerazione tridimensionale per la vostra scheda grafica.
Cliccate su : verrà avviato lo strumento di configurazione dei dispositivi di immissione e visualizzazione, in una finestra a parte (fig. Figure 2.7, “La finestra principale del nuovo ”).
Nella barra di navigazione a sinistra, vedete quattro punti principali: , , e . è la sezione dedicata all'impostazione dello schermo, della scheda grafica, della profondità cromatica, della risoluzione, posizione e dimensione della videata. Alla voce , potete configurare tastiera e mouse, nonché, se necessario, un touchscreen ed una tavola grafica. Nel menu , invece, potete impostare un sistema a più schermi (vd. Section 2.4.4.8, “Multihead”), assieme al modo della rappresentazione multihead e la disposizione degli schermi sulla vostra scrivania. è uno strumento utilissimo, che serve a muovere il puntatore del mouse con la tastierina numerica, nel caso in cui vi troviate a caricare un sistema senza mouse o il mouse ancora non funzioni. Potete qui anche fissare la velocità del puntatore quando questo venga operato dal tastierino numerico.
Impostate il modello del monitor e della scheda grafica. Se vengono riconosciuti automaticamente dal sistema, non sarà necessaria alcuna modifica.
Se il vostro monitor non viene riconosciuto automaticamente, il programma vi porta in un dialogo di selezione del modello. Questo dialogo vi offre una lista completa di case e modelli. Se non trovate il vostro, copiate manualmente i valori dalla documentazione del vostro monitor o selezionate i parametri preimpostati, i cosiddetti “modi Vesa”.
Alla fine delle vostre impostazioni di monitor e scheda grafica, cliccando su nella finestra principale, vi sarà offerta la possibilità di testare la vostra configurazione. In questo modo potrete verificare che la configurazione sia stata accettata dai dispositivi. Se, durante il test, l'immagine del monitor dovesse essere disturbata, interrompete il test con il tasto Esc e riducete i valori della frequenza di ripetizione, della definizione o della profondità cromatica. Tutte le vostre modifiche, indipendentemente dal test, diventano comunque valide dopo aver riavviato il sistema grafico, vale a dire l'X server. Se state usando KDE, basta uscire e rifare il login.
Cliccate su + ed apparirà una finestra con le tre guide , ed :
Nella parte sulla sinistra della finestra, scegliete il produttore e, a destra, il modello. Se siete in possesso di dischetti con driver Linux per il monitor, potete installarli dopo aver cliccato su .
Qui potete configurare le frequenze orizzontali e verticali del vostro schermo. La frequenza verticale non è altro che la frequenza di ripetizione dell'immagine. Normalmente, il programma sonderà i valori massimi e minimi del modello e ve li mostrerà in questo dialogo. Di regola, non sarà necessario apportare delle modifiche.
Impostate qui ancora un paio di opzioni per il vostro schermo. Nell'area di selezione in alto, potete impostare il metodo di calcolo della definizione e della geometria del monitor. Modificate i valori preimpostati solo se questi sono sbagliati e, nel test, non riuscite ad ottenere un'immagine stabile. Potete anche impostare le dimensioni della videata ed il modo di risparmio energetico DPMS.
![]() | Configurazione delle frequenze del monitor |
|---|---|
Siate molto cauti quando configurate le frequenze consentite manualmente, anche se vi sono dei meccanismi di protezione per evitare dei danni. Dei valori errati possono danneggiare seriamente il vostro monitor. Attenetevi ai valori indicati nel manuale del vostro monitor. | |
Nel dialogo della scheda grafica avete due guide: ed :
: come per il monitor, inserite qui la la casa prodruttrice (a sinistra) ed il modello (a destra) della vostra scheda grafica.
: a destra, determinate se il vostro schermo debba essere ruotato verso sinistra o perpendicolarmente (come nel caso di alcuni schermi TFT). I valori di BusID possono restare così come sono, dal momento che servono solo in sistemi multischermo. Non modificate neanche le opzioni delle schede, specialmente se non ve ne intendete e non sapete cosa significhino. In caso di necessità, vi preghiamo di leggere attentamente la documentazione della vostra scheda.
Anche qui, troverete tre guide: , e .
In base al vostro hardware, potete selezionare in tema di profondità di colore tra i valori 16, 256, 32768, 65536 e 16,7 milioni di colori per 4, 8, 15, 16 o 24 bit. Per una buona immagine, vi consigliamo di non scegliere meno di 256 colori.
Questo viene rilevato durante il processo di rilevamento dell'hardware e vi verranno proposte delle combinazioni di risoluzione e profondità cromatica che possano essere visualizzate dal vostro hardware correttamente. Pertanto, con , non si corre quasi alcun pericolo di danneggiare l'hardware con impostazioni sbagliate. Se, tuttavia, avete intenzione di cambiare la risoluzione manualmente, vi preghiamo di leggere attentamente la documentazione del vostro hardware e di assicurarvi che i nuovi valori possano essere visualizzati dall'hardware.
Qui potete qui aggiungere dei valori personali di risoluzione, i quali verranno poi aggiunti alla selezione generale.
Ogni superficie ha i propri valori di risoluzione per tutto lo schermo. Accanto a questi valori, se ne possono impostare altri che vanno al di là dello schermo visibile. Ogni volta che valicate i limiti dello schermo con il mouse, l'area virtuale invade quella visibile. Il numero di pixel non cambia, ma aumenta la superficie utile del monitor: questo fenomeno è chiamato "risoluzione virtuale".
Potete impostare la risoluzione virtuale in due modi:
– Quando il cursore del mouse si trova sull'immagine del monitor, il cursore diventa una crocetta. Tenete premuto il tasto sinistro del mouse e spostate contemporaneamente il mouse, modificate il valore dei reticoli del monitor. Questo valore indica l'area di risoluzione virtuale in corrispondenza a quella reale. Questo tipo di configurazione si consiglia soprattutto se desiderate impostare solo una determinata area come area virtuale, ma non siete ancora sicuri riguardo all'estensione.
– Con il menù a popup che si trova al centro della griglia, potete vedere la risoluzione virtuale attualmente impostata. Se sapete già che intendete usare una risoluzione standard come risoluzione virtuale, selezionatela da quelle proposte dal menù.
Se, durante la prima installazione o durante l'installazione di una nuova scheda grafica, vi siete dimenticati di abilitare l'accelerazione 3D, fatelo ora.
Potete calibrare la posizione e le dimensioni della videata con i tasti-freccia (cfr. fig. Figure 2.12, “Modifica della geometria dello schermo”). Se avete un ambiente "multihead" (più di uno schermo), potete passare da un monitor all'altro con il pulsante , per impostare dimensioni e posizione di tutti gli schermi. Salvate la configurazione con .
Se il vostro sistema presenta più di una scheda grafica o una scheda con più uscite, potete allacciare più schermi al vostro sistema. Con due schermi, avrete un sistema dualhead, mentre, con più di due, abbiamo un sistema multihead. riconosce automaticamente la presenza di più schede e vi adatta la configurazione. Nel dialogo multihead di , potete fissare il modo multihead e la disposizione degli schermi. Potete scegliere tra tre modi: (default), e :
Ogni monitor rappresenta un'unità a sé stante. Solo il mouse può passare da uno schermo all'altro.
Questo modo si usa soprattutto in presentazioni o per grandi muri di schermi. Ogni monitor ha lo stesso contenuto ed il mouse è visibile solo allo schermo principale.
Tutti gli schermi vengono "fusi" in uno, il che vuol dire che le finestre dei programmi possono essere posizionati su uno schermo qualsiasi o ingrandite fino a coprire tutti i monitor.
Il “layout” di un ambiente multihead è la disposizione degli schermi ed i rapporti tra uno schermo e l'altro. SaX2 assegna un layout standard nella sequenza delle schede grafiche riconosciute. Con questo formato, tutti gli schermi risultano allineati da sinistra a destra. Nel dialogo dello strumento di configurazione del multihead, impostate l'ordine dei monitor sulla vostra scrivania, spostando con il mouse i simboli degli schermi lungo la griglia.
Chiudete il dialogo di Layout e testate la configurazione degli schermi cliccando sul pulsante .
Vi preghiamo di tenere presente che Linux, al momento, non supporta il 3D in ambiente Xinerama Multihead. In questo caso, pertanto, disattiva automaticamente il supporto 3D.
Se la rilevazione automatica non ha funzionato, configurate il mouse manualmente, aiutandovi con la descrizione contenuta nella documentazione del mouse. Selezionate il tipo di mouse dalla lista di modelli supportati e confermate con un clic del tasto 5 del tastierino numerico.
In questo dialogo, impostate il tipo di tastiera nel campo di selezione in alto. Scegliete anche la lingua della tastiera (ovvero la mappatura dei tasti in uso nel vostro paese). Testate poi il funzionamento della configurazione, digitando dei caratteri speciali, come “à” o “è”.
Lasciate la casella di attivazione delle vocali accentate come preimpostata per la vostra lingua. Salvate la configurazione con .
Linux supporta, al momento, i touchscreen della Microtouch e della Elo TouchSystems. riconosce automaticamente solo il monitor, ma non il toucher, che va visto a sua volta come un dispositivo di immissione. Procedete quindi come segue, per configurare il toucher:
Avviate e passate a +.
Cliccate su ed aggiungete un touchscreen.
Salvate la configurazione con un clic su . Non è necessario testare la configurazione.
I touchscreen sono molto versatili e, nella maggior parte dei casi, devono essere prima calibrati. Linux, purtroppo, ancora non vi può offrire alcuno strumento per calibrare dei touchscreen. La configurazione standard include buoni parametri di default per i rapporti dimensionali dei touchscreen, di modo che non sono normalmente necessarie altre impostazioni a questo riguardo.
attualmente supporta ancora poche tavole grafiche. vi offre la configurazione tramite USB o interfaccia seriale. Dal punto di vista della configurazione, una tavola grafica equivale ad un mouse, ovvero, più in generale, ad un dispositivo di immissione. Vi consigliamo di procedere come segue:
Avviate e passate a +.
Cliccate su , selezionate nel dialogo la marca del dispositivo e aggiungete una tavola grafica dalla lista che vi viene mostrata.
Eventualmente, selezionate, nelle caselle a destra, l'allaccio di un'altra matita o gomma da cancellare.
Se avete una tavola grafica seriale, verificate che l'allaccio sia quello giusto come per tutti i dispositivi connessi: /dev/ttyS0 è la prima interfaccia seriale, /dev/ttyS1 la seconda e via di seguito.
Salvate la configurazione, cliccando su .
Se lavorate al vostro sistema senza ricorrere al mouse ed attivate AccessX dopo aver avviato potrete guidare come segue il puntatore del mouse sul vostro schermo con il tastierino numerico (si veda la tabella Table 2.1, “AccessX: come muovere il mouse con il tastierino numerico”).
Table 2.1. AccessX: come muovere il mouse con il tastierino numerico
Tasto | Descrizione |
|---|---|
÷· | Attiva il tasto sinistro del mouse |
x | Attiva il tasto di mezzo del mouse |
– | Attiva il tasto destro del mouse |
5 | Questo tasto esegue un clic del tasto di mouse abilitato in precedenza. Se non avete abilitato alcun tasto di mouse, viene utilizzato il tasto sinistro. Lo stato di abilitazione del tasto in questione dopo il clic viene riportato allo stato preimpostato. |
+ | Questo tasto ha lo stesso effetto del 5, con la differenza che aziona un doppio clic. |
0 | Questo tasto ha la stessa funzione del 5, con la differenza che corrisponde al tenere premuto il tasto del mouse. |
Canc | Questo tasto “rilascia” il tasto del mouse (che era tenuto premuto dal tasto 0). |
7 | Muove il mouse verso l'alto, a sinistra. |
8 | Muove il mouse verso l'alto, in linea retta. |
9 | Muove il mouse verso l'alto, a destra. |
4 | Muove il mouse verso sinistra |
6 | Muove il mouse verso destra |
1 | Muove il mouse verso il basso, a sinistra |
2 | Muove il mouse verso il basso, in linea retta |
3 | Muove il mouse verso il basso, a destra |
La velocità di reazione del puntatore al tasto va impostata con la levetta apposita.
Per ulteriori informazioni sul sistema X-Window, la sua storia e le sue proprietà, consultate il capitolo Chapter 11, Il sistema X Window.
Per la configurazione dei componenti dell'hardware, esegue sempre una procedura di riconoscimento. I dati che rileva vengono poi elencati in questo dialogo, il che torna particolarmente utile ogni volta che vi rivolgete al servizio di supporto.
Questo modulo vi permette di attivare o disattivare il cosiddetto modo DMA per i dischi rigidi ed i lettori CD/DVD di tipo IDE, dopo l'installazione del sistema. Questo modulo non funziona con l'hardware SCSI. I modi DMA possono aumentare sensibilmente le prestazioni, ovvero la velocità di trasmissione dei dati del vostro sistema.
Durante l'installazione del sistema, il kernel di attiva automaticamente il DMA in fase di installazione del sistema per il disco rigido e lo disattiva per il lettore CD, dal momento che, in passato, questi ultimi hanno dato dei problemi. Il modo DMA può, naturalmente, essere attivato manualmente, in un secondo momento, nell'apposito modulo. E se notate dei problemi con il disco rigido, provate a disattivarlo. Però, se sia il disco rigido, che i lettori supportano questo modo senza difficoltà, approfittatene per aumentare il tasso di trasmissione dati del vostro hardware.
![]() | Important |
|---|---|
DMA (=Direct Memory Access) significa “accesso diretto alla memoria”, sarebbe a dire che i lettori possono trasmettere i propri dati direttamente alla RAM, senza passare per il processore. | |
Questo modulo serve a configurare i vostri joystick, selezionando marca e modello dalla lista del modulo stesso. Con , verificate che il joystick funzioni. Il dialogo del test mostra tre diagrammi a barre per le assi analoghe del joystick e dei simboli per i quattro bottoni standard. Quando muovete il joystick o premete i bottoni, la reazione dovrebbe venir visualizzata sul diagramma. Dal momento che i joystick vengono spesso allacciati alla scheda audio, troverete questo modulo anche nella configurazione di quest'ultima (vd. sotto).
Questo è il modulo di per la configurazione del mouse. Per maggior dettagli, vi rimandiamo al paragrafo sull'installazione personalizzata Section 1.5.3, “Mouse”.
Allacciate e accendete lo scanner: dovrebbe riconoscerlo automaticamente. In questo caso, appare il dialogo di installazione dello scanner. In caso contrario, procedete con la configurazione manuale. Se ne avete giàinstallati altri, vi apparirà una tabella con gli scanner già configurati. Potete modificarne i parametri o eliminarli. Per aggiungerne uno nuovo, cliccate su .
Ora, viene eseguita un'installazione con parametri standard. YaST vi comunica quando l'installazione è conclusa. Per testare lo scanner, inseritevi un qualche tipo di immagine e cliccate su .
Solo gli scanner supportati vengono automaticamente riconosciuti. Quelli che sono allacciati ad un altro computer della rete, non vengono rilevati. Per la configurazione manuale, avete bisogno di sapere se si tratta di uno scanner USB, SCSI o di rete.
Inserite marca o modello. cerca di caricare un modulo USB adeguato. Se si tratta di uno scanner nuovissimo, può darsi che i moduli non vengono caricati automaticamente. In questo caso, ritornate in una finestra dove potrete caricare il modulo USB "a mano"; consultate i testi illustrativi di .
Indicate il tipo di dispositivo (ad es.: /dev/sg0). Attenzione: uno scanner SCSI non può essere allacciato a sistema caldo. Spegnete prima il sistema.
Qui sono richiesti il nome host o l'indirizzo IP. Consultate l'articolo della banca dati di supporto sulla configurazione di uno scanner di rete: Scanner unter Linux (http://sdb.suse.de/ disponibile anche in inglese (o cercate alla voce scanner).
Se lo scanner non è stato riconosciuto, probabilmente non viene supportato. A volte, però, anche gli scanner compatibili non vengono riconosciuti. In questo caso, selezionate manualmente lo scanner dalla lista di marche e modelli. Se la lista non contiene il vostro modello, cliccate su . Tutti gli scanner compatibili con Linux sono elencati all'indirizzo http://cdb.suse.de, http://sdb.suse.de o http://www.mostang.com/sane .
![]() | Selezione manuale di uno scanner |
|---|---|
La configurazione manuale di uno scanner va fatta con cognizione di causa, perché una selezione errata potrebbe danneggiare il vostro hardware. | |
Se il vostro scanner non è stato rilevato, può darsi che:
lo scanner non venga supportato. Tutti gli scanner compatibili con Linux sono elencati al sito http://www.suse.de/sdb.
L'SCSI-Controller non è stato installato correttamente.
Ci sono problemi di terminazione con l'interfaccia SCSI.
Il vostro cavo SCSI è troppo lungo.
Lo scanner ha un "SCSI-Light-Controller" che non è compatibile con Linux.
Lo scanner è difettoso.
![]() | Warning |
|---|---|
Uno scanner SCSI non va allacciato a sistema caldo. Spegnete prima il sistema. | |
Per maggiori dettagli, consultate il capitolo su kooka nel .
Quando aprite il modulo di configurazione dell'audio, prova a riconoscere automaticamente la scheda audio. Potete configurarne anche più di una: in questo caso, selezionatele e configuratele una per una. Il pulsante vi porta al menu . Il pulsante , invece, vi consente di cambiare i parametri delle schede già configurate, cliccando su . salva le vostre impostazioni e chiude la configurazione dell'audio. Se non riconosce la vostra scheda, andate al menù , cliccate su e quindi su . In questo dialogo, potete selezionare manualmente sia la scheda che il relativo modulo.
Il configura la scheda senza porre delle domande o dover fare delle selezioni e senza venga eseguito alcun test. Il , invece, vi porta al menu , dove potrete regolare il volume in uscita e testare la scheda.
Il vi offre diverse opzioni e vi porta al menu . Qui potete modificare manualmente le opzioni dei moduli audio.
Qui potete configurare inoltre il joystick, cliccando sulla corrispondente casella. Appare un dialogo con diversi tipi di joystick. Sceglietene uno e cliccate su . Avete il medesimo dialogo anche nel centro di controllo di , alla voce .
Questa maschera serve a configurare l'audio del sistema. I pulsanti e sono per il volume. Per non rovinare né l'altoparlante né il vostro udito il valore migliore è circa 10%. Cliccate su e dovreste sentire un suono prova. In caso contrario, regolate il volume. Per concludere la configurazione e salvare i parametri, cliccate su .
L'opzione vi permette di disinstallare una scheda. Le schede già configurate vengono disattivate nel file /etc/modprobe.d/sound . vi porta al menu , che serve a modificare manualmente i parametri dei moduli audio. Nel menu si trovano i parametri di livello di entrata ed uscita delle varie schede. Per salvare i nuovi valori, cliccate su e, per tornare a quelli preimpostati, cliccate su . L'opzione vi permette di integrare altre schede. Se ne trova automaticamente un'altra, giungete al menu ; altrimenti giungete alla .
Con una Creative Soundblaster Live o una AWE potete usufruire dell'opzione e copiare automaticamente i soundfont SF2 dal CD-Rom originale del driver Soundblaster sul disco rigido. I soundfont vengono salvati nella directory /usr/share/sfbank/creative/.
Per la riproduzione di file MIDI dovreste abilitare la check box . In questo modo, con i moduli audio vengono anche caricati i moduli necessari per il supporto del sequenziatore.
Cliccate su e vengono salvati volume e configurazione di tutte le schede installate. I parametri del miscelatore vengono deposti nel file /etc/asound.conf , mentre i file di configurazione di ALSA vanno alla fine del file /etc/modprobe.conf .
Se sono state rilevate più di una scheda, selezionatene una dalla . Con , arrivate all'opzione . Se la scheda non è stata rilevata automaticamente, cliccate su e su , che vi porta al menù .
Se la scheda non è stata rilevata, viene visualizzata una lista di driver e di modelli di schede audio da poter selezionare. Con , otterrete una lista completa di tutte le schede compatibili.
Consultate anche la documentazione della vostra scheda. Troverete una lista delle schede supportate da ALSA con rispettivi moduli su /usr/share/doc/packages/alsa/cards.txt e http://www.alsa-project.org/~goemon/. A selezione completata, cliccate su e passate al menu .
La mappatura della tastiera corrisponde di solito alla lingua impostata, ma può essere impostata anche in modo indipendente dalla lingua. Nel campo di test potete eseguire delle prove digitando le vocali accentate o il cosiddetto simbolo "pipe" |. Controllate anche le lettere z e y' visto che su una tastiera americana sono mappati esattamente all'incontrario.
Una volta avviato il modulo di , appare il dialogo . Se la scheda viene riconosciuta automaticamente, verrà riportata nella lista. Cliccate sulla scheda e poi su .
Se la scheda non è stata riconosciuta, selezionate una delle . A segue la selezione manuale di uno dei tanti modelli e driver dell'elenco.
Se avete già delle schede TV o radio configurate, potete modificarne i parametri con . Si aprirà il dialogo , con tutte le schede del sistema. Selezionatene una e cambiatene la configurazione con .
cerca di identificare la scheda automaticamente e di attribuirle un sintonizzatore. Se non ne conoscete altri, lasciate i parametri su e testate la scheda. Se non riuscite a sintonizzare tutti i canali, forse il rilevamento automatico del sintonizzatore non ha funzionato. In questo caso, cliccate sul pulsante e selezionatene uno manualmente dalla lista.
Chi conosce questo tipo di schede a fondo va nel dialogo per esperti e configura la scheda radio o TV. Potrete selezionare anche il modulo del kernel ed i suoi parametri, nonché verificare i parametri del driver della scheda TV. Potrete selezionare un parametro e assegnargli un nuovo valore nell'apposito rigo. Con , i nuovi valori vengono salvati, mentre Chi conosce questo tipo di schede a fondo ripristina quelli preimpostati.
Nel dialogo , potete connettere la scheda TV o radio con la scheda audio. In questo caso, bisognerà configurare entrambe le schede e collegare l'uscita della scheda TV o radio con l'ingresso audio esterno della scheda sonora tramite un cavo speciale. La scheda audio deve essere già installata e l'ingresso esterno attivato. In caso contrario, cliccate su e provvedete (cfr. la sezione Section 2.4.10, “Sound”.
Se la scheda TV o radio vi offre anche delle prese per gli altoparlanti, approfittatene: vi risparmiate la configurazione della scheda audio. In commercio troverete anche delle schede TV senza funzionalità audio (ad esempio, quelle per le telecamere CCD) che non necessitano questo tipo di configurazione.