40.3. Inizializzare il server dei nomi BIND

In SUSE Linux, il server dei nomi BIND (Berkeley Internet Name Domain) è già preconfigurato in modo da poter essere avviato subito dopo l'installazione. Se siete già collegati ad Internet ed immettete in /etc/resolv.conf l'indirizzo 127.0.0.1 come server dei nomi per localhost avrete solitamente già una risoluzione dei nomi correttamente funzionante, senza dover conoscere il DNS del provider. BIND eseguirà la risoluzione dei nomi tramite i server dei nomi root – cosa che però richiede un pò di tempo. Per ottenere una risoluzione del nome sicura ed effettiva, immettete nel file di configurazione /etc/named.conf, sotto forwarders, il DNS del provider con indirizzo IP. Se tutto è andato per il verso giusto, il server dei nomi girerà nella modalità «caching-only». Solo dopo l'impostazione delle zone diventa un DNS a tutti gli effetti. Un esempio a riguardo è reperibile nella directory di documentazione /usr/share/doc/packages/bind/sample-config.

[Tip]Adattamenti automatici dell'allocazione dei nomi

A secondo del tipo di accesso ad Internet o ambiente di rete dato, l'allocazione dei nomi può essere adatta alla situazione attuale. A tal fine impostate la variabile MODIFY_NAMED_CONF_DYNAMICALLY nel file /etc/sysconfig/network/config su yes.

Non si dovrebbe impostare un dominio ufficiale, finché l'autorità competente – per .it si tratta dell' ITNIC non ve ne assengni uno. Anche se avete un dominio personale, amministrato da un provider, non conviene utilizzarlo, dato che BIND non inoltrerebbe richieste indirizzate a questo dominio, e il server Web del provider risulterebbe irraggiungibile per il proprio dominio.

Per avviare il server dei nomi, si immette come root di comando rcnamed start. Se sulla destra appare in verde «done», named, così si chiama il processo del server dei nomi, è stato inizializzato correttamente. Sul sistema locale si potrà subito verificare se il server dei nomi funziona nel modo dovuto tramite i programmi host oppure dig. Come server di default deve venire indicato localhost con l'indirizzo 127.0.0.1. Altrimenti in /etc/resolv.conf si trova probabilmente un server dei nomi sbagliato, o questo file non esiste. Per un primo test, inserite host 127.0.0.1; questo dovrebbe funzionare in ogni caso. Se invece ricevete una comunicazione di errore, controllate, con il seguente comando, se il named è in esecuzione con rcnamed status. Se il server dei nomi non parte o mostra qualche disfunzione, il motivo viene protocollato nella maggioranza dei casi sotto /var/log/messages.

Per usare come «forwarder» il server dei nomi del provider oppure un server dei nomi che gira all'interno della propria rete, bisogna registrarlo o registrarli nella sezione options sotto forwarders. Gli indirizzi IP utilizzati nel file Esempio 40.1, «Opzioni di forwarding in named.conf» sono stati scelti a caso, dovrete adattarli in base ai vostri dati effettivi.

Esempio 40.1. Opzioni di forwarding in named.conf

options { 
        directory "/var/lib/named";
        forwarders { 10.11.12.13; 10.11.12.14; };
        listen-on { 127.0.0.1; 192.168.0.99; };
        allow-query { 127/8; 192.168.0/24; };
        notify no;
        };

Dopo options, seguono le registrazioni per le zone, localhost, 0.0.127.in-addr.arpa e il «.» di «type hint» che dovrebbero essere presenti in ogni caso. I file corrispondenti non dovranno essere modificati, dal momento che funzionano benissimo così come sono. Non dimenticate di porre un «;» alla fine di ogni riga e di digitare correttamente le parentesi graffe. Dopo aver apportato delle modifiche al file di configurazione /etc/named.conf o ai file zona, BIND dovrà rileggerle, immettete dunque il comando rcnamed  reload. Alternativamente, riavviate il server dei nomi con il comando rcnamed  restart. E per terminare il server dei nomi, usate rcnamed stop.